Legislatore ateniese della famiglia degli Alcmeonidi, figlio di Megacle; nato circa il 565 a. C., andato in esilio sotto Pisistrato, tornò in Atene alla cacciata di Ippia (510). Vinta l'opposizione di Isagora che, spalleggiato dal re spartano Cleomene, intendeva stabilire un ordinamento oligarchico, C. mise in atto una riforma (508) che, spezzando il predominio delle consorterie gentilizie, avviò Atene a un'effettiva democrazia. La cittadinanza dell'Attica venne divisa in dieci tribù territoriali, ciascuna di tre distretti (τριττύες), uno nella pianura (πεδιάς), uno nella regione montuosa (ὑπερακρία), uno nellaregione costiera (παραλία). Le trittie poi risultavano dall'aggregazione di un certo numero dei preesistenti demi, comuni provvisti di una certa autonomia locale. I magistrati erano eletti dalle 10 tribù: uno per tribù i nove arconti con il segretario (γραμματεύς) per decimo, e uno per tribù anche gli strateghi. Il numero dei membri del consiglio cittadino (buleuti) fu fissato in 500, 50 per ogni tribù, di modo che ciascuna di esse ricoprisse la presidenza (pritania) per una decima parte dell'anno. Il presidente (ἐπιστάτης), sorteggiato giorno per giorno dai pritani, teneva il sigillo dello stato e presiedeva la bulè e l'assemblea popolare. Questa riforma fu portata avanti e sviluppata nei decennî che seguirono.
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venerdì 13 dicembre 2013
SOLONE
Legislatore ateniese (n. 640-30 a. C. - m. 560circa), figlio di Execestide, di famiglia nobile. Si narra che, ancor giovane, abbia con un'elegia stimolato gli Ateniesi a riprendere ai Megaresi l'isola di Salamina. Eletto arconte (594-93) ebbe l'incarico di redigere un codice di leggi. Provvedimento preliminare di S. fu la σεισάχϑεια ("scotimento dei pesi") con cui egli abolì le ipoteche sulla persona evitando in tal modo la servitù per debiti cui andavano incontro, impoverendosi, i piccoli proprietarî. Inoltre introdusse un ordinamento statale basato sul censo così che oneri e diritti fossero proporzionati alla capacità finanziaria dei cittadini: promosse cioè un governo timocratico (τιμή "censo"). I liberi furono divisi in quattro classi: pentacosiomedimni (con rendita annua di almeno 500 medimni, cioè circa 260 hl di orzo), cavalieri (che possedevano almeno un cavallo, con rendita valutabile perciò a 300 medimni all'anno), zeugiti (che disponevano di una coppia di buoi, con rendita valutabile a 200 medimni) e teti, cioè liberi, non provvisti di particolari beni di fortuna. Tra le classi superiori si distribuivano le magistrature. Solo i pentacosiomedimni potevano essere tesorieri diAtena, e dalle due prime classi soltanto si potevano eleggere i 9 arconti. I teti non avevano che il diritto di partecipare all'assemblea popolare. Secondo la tradizione S. istituì tribunali popolari (la eliea), di cui però non possiamo determinare la composizione e la competenza. S. accrebbe anche le competenze giudiziarie dello stato permettendo l'accusa pubblica (γραϕή) contro ogni reato a danno di privati: in diritto criminale lasciò intatte le leggi di Dracone. In diritto civile la riforma più importante fu l'introduzione della facoltà di testare liberamente; con altri provvedimenti limitò il lusso e punì la disoccupazione volontaria. La legislazione di S. rappresenta un tentativo di assicurare allo stato ordine e pace senza scuoterne le basi tradizionali: sebbene essa ponesse il potere effettivo nelle mani dei ricchi e medî proprietarî senza tener conto né della classe dei mercanti e armatori, che allora veniva formandosi favorita dalle sue stesse leggi, né di quella proletaria, tuttavia in essa si può riconoscere il merito di un avviamento alla democrazia quale si instaurò quasi un secolo dopo con Clistene. Dopo il suo arcontato S. si recò all'estero: le leggende su di lui, dopo tale volontario esilio (incontri con Creso, ritorno in Atene per mettere in guardia i concittadini contro Pisistrato), sono probabilmente anacronistiche invenzioni. S. scrisse poesie in distici elegiaci, trimetri giambici e tetrametri trocaici con stile e lingua prevalentemente ionici, con tono più oratorio che poetico; hanno valore come documento storico e umano. Dai suoi versi emerge una profonda fiducia nella giustizia, unita a sentimenti di profonda religiosità. Con le sue poesie S. esercitò immensa efficacia educativa e per la serietà delle sue concezioni morali, il suo patriottismo e la sua opera di legislatore fu annoverato fra i sette sapienti della Grecia.
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LA BIOSFERA
La porzione della Terra in cui è presente la vita
Nel corso di circa 3,4 miliardi di anni di evoluzione, l'interdipendenza tra gli organismi che abitano la Terra è diventata sempre più vasta e complessa man mano che le specie si sono evolute contribuendo a creare un'ampia varietà di ambienti. Si sono, inoltre, sviluppate relazioni molto articolate tra mondo inorganico e mondo vivente. L'analisi delle interazioni tra i diversi organismi viventi e tra questi e il mondo inorganico è particolarmente importante oggi per studiare l'impatto dell'attività umana sull'ambiente.
La biosfera e gli ecosistemi
La biosfera è quella parte della Terra in cui sono presenti gli organismi viventi. Essa è costituita sia da elementi abiotici (cioè mari, oceani, pianure, catene montuose, fiumi), sia biotici (ossia tutti gli esseri viventi). La biosfera è uno strato relativamente sottile, dello spessore di circa 20÷30 km, che comprende l'idrosfera (dalla superficie del mare fino a circa 11 km di profondità), lo strato superficiale della litosfera (fino al limite inferiore delle acque di falda), l'interfaccia tra atmosfera e litosfera (fino a circa 9.000 m) e l'atmosfera (fino a un massimo di 20 km).
La disciplina che studia la biosfera si chiama ecologia e ogni porzione di biosfera delimitata naturalmente costituisce un ecosistema. La biosfera è il massimo ecosistema in quanto contiene tutti gli ecosistemi di livello inferiore. Questi ultimi sono classificati sulla base delle loro caratteristiche strutturali e funzionali. L'ambiente terrestre viene generalmente suddiviso in diversi ecosistemi principali, noti come biomi che si estendono su vaste aree geografiche e sono caratterizzati da condizioni climatiche simili e da particolari comunità vegetali e animali. Esempi di biomi sono la foresta tropicale, la savana, la steppa. Nell'ambiente acquatico, invece, risulta spesso difficile delimitare gli ecosistemi.
Funzionamento della biosfera
La Terra è un sistema aperto dal punto di vista energetico in quanto riceve energia dal Sole, successivamente irradiata nello spazio. Per quanto riguarda la materia, invece, la Terra è isolata dagli altri corpi celesti se si esclude l'apporto di sostanza sotto forma di meteoriti e la perdita di elementi leggeri, quali l'idrogeno, dagli strati più alti dell'atmosfera.
L'energia luminosa che giunge sulla Terra dal Sole consente la fotosintesi da parte degli organismi autotrofi (piante e alcuni batteri) che producono materia organica a partire da quella inorganica (anidride carbonica, acqua e altro). Questi organismi sono alla base della catena alimentare, che consiste di serie di organismi che si cibano l'uno dell'altro. Dopo gli autotrofi ci sono i consumatori che sono, invece, organismi eterotrofi, cioè che non sono in grado di produrre da soli le sostanze per il loro nutrimento e si cibano di altri organismi. Eterotrofi sono anche gli organismi decompositori, che appartengono a vari gruppi di batteri e funghi, i quali liberano componenti organici utilizzabili dai produttori. Essendo la Terra un sistema praticamente chiuso per quanto riguarda lo scambio di materia con gli altri corpi celesti, è importante che i residui di decomposizione prodotti dagli organismi siano riciclati in maniera efficiente. Da questo punto di vista, l'inquinamento può essere considerato un riciclaggio inadeguato di materia organica e inorganica che determina l'accumulo di sostanze dannose alla vita stessa.
Diversità e stabilità
L'insieme degli organismi che vive su una data superficie di terreno (o volume di acqua) costituisce la biomassa. Il tasso di crescita della biomassa determina la produttività di un certo terreno o volume di acqua. È interessante notare che gli ecosistemi più maturi sono caratterizzati non da una maggiore produttività ma da una elevata biodiversità, cioè da un maggiore numero di specie. Infatti, questa caratteristica consente all'ecosistema una maggiore stabilità e, quindi, una maggiore capacità di tornare allo stato iniziale dopo una qualsiasi perturbazione. Ne consegue che gli ecosistemi artificiali (agricoli, urbani, e così via) sono altamente instabili essendo caratterizzati da livelli troppo bassi di diversità. La stabilità degli ecosistemi agricoli, per esempio, può essere artificialmente mantenuta soltanto mediante massicci apporti di energia che avvengono sotto forma di irrigazioni, concimazioni, pesticidi.
L'ipotesi Gaia
A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento il chimico inglese James Lovelock e la biologa americana Lynn Margulis formalizzarono la cosiddetta 'ipotesi Gaia'. Il termine Gaia deriva dal nome della dea della Terra nella mitologia greca e fu suggerito a Lovelock da E. William Golding, premio Nobel per la letteratura (è autore, tra l'altro, del libro Il signore delle mosche). Gaia è il pianeta Terra inteso come sistema fisiologico, come un insieme al cui interno varie parti interagiscono tra di loro. Questa ipotesi prevede che esista un legame stretto tra sistemi viventi e non viventi che mantenga la stabilità del sistema. La conseguenza di tale impostazione è l'idea che l'ambiente vada studiato non con un metodo riduzionistico, analizzando cioè ogni singola parte separatamente e mantenendo costanti le condizioni a contorno, ma con un approccio olistico, che considera tutte le componenti nel loro insieme.
Cosa possiamo dedurre dall'attuale composizione della nostra atmosfera?
Nei primi anni Sessanta, Lovelock lavorava per la NASA ‒ l'ente spaziale americano ‒ a un progetto molto interessante: si trattava di stabilire la presenza o meno di vita su un pianeta conoscendo la composizione della sua atmosfera. In base ai suoi studi sulla composizione dell'atmosfera marziana, egli dedusse l'assenza di vita su questo pianeta. I risultati più interessanti delle sue ricerche si ebbero quando egli applicò le sue teorie al pianeta Terra. L'atmosfera terrestre ha una composizione molto lontana dall'equilibrio. Infatti, la presenza simultanea di metano e ossigeno sotto l'azione della luce solare dovrebbe portare rapidamente alla formazione di anidride carbonica e acqua. Per mantenere la concentrazione nota di metano è necessario che questo venga introdotto nell'atmosfera in quantità pari a 500 milioni di t all'anno; per compensare la perdita di ossigeno che reagisce con il metano, ogni anno nell'atmosfera devono essere introdotti circa 1.000 milioni di t di tale gas. La produzione di queste ingenti quantità di ossigeno e metano dipende dall'attività della biosfera.
Se la vita scomparisse improvvisamente dalla Terra, tutti gli elementi chimici che costituiscono la superficie terrestre, gli oceani e l'atmosfera reagirebbero tra loro fino a esaurire ogni reazione possibile. Il Pianeta diventerebbe troppo caldo, arido e inadatto alla vita. Secondo Lovelock le condizioni chimiche e fisiche della superficie della Terra, dell'atmosfera e degli oceani sono state rese e vengono continuamente mantenute adatte alla vita grazie alla presenza della vita stessa. L'atmosfera con la sua attuale composizione è un prodotto del metabolismo di Gaia, il risultato di uno scambio attivo di gas con gli organismi viventi.
Questa ipotesi contrasta con la visione convenzionale che ipotizza che la vita si sia adattata alle condizioni del Pianeta, che abbia potuto manifestarsi sulla Terra e non altrove perché solo sulla Terra esistevano le condizioni adatte al suo sviluppo.
Un esempio di strategia di equilibrio
Anche esseri viventi minuti possono avere un ruolo fondamentale nel mantenere l'equilibrio del nostro pianeta. Questo tipo di dato è messo in rilievo per esempio dal fatto che diverse specie che formano il fitoplancton rilasciano come prodotto di rifiuto il dimetilsolfuro (DMS), sostanza in grado di contribuire al raffreddamento del Pianeta. Il DMS una volta prodotto raggiunge l'atmosfera dove forma un aerosol in grado di addensare l'umidità dell'aria sotto forma di nuvole. Queste nuvole, ricche appunto in DMS, sono particolarmente riflettenti e impediscono ai raggi solari di raggiungere la superficie della Terra. Il fitoplacton, quindi, producendo il DMS contribuisce a raffreddare il Pianeta. Un valore attualmente accettabile per quanto riguarda l'abbassamento della temperatura media del Pianeta dovuto all'attività del DMS è di 5,6 °C. È un valore di grande rilievo se si considera che la temperatura media del Pianeta è attualmente di circa 15 °C e che l'aumento di un solo grado porterebbe a variazioni climatiche e geofisiche imponenti (per esempio all'aumento del livello degli oceani).
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LA LITOSFERA
Strato rigido più superficiale della terra solida: essa include la crosta (sia oceanica sia continentale) e una parte del mantello superiore, detto mantello litosferico (LID). La sua base è localizzata in una zona di transizione tra lo strato rigido esterno e il sottostante mantello astenosferico avente un comportamento più duttile (astenosfera). La parte superiore della litosfera che risulta da un punto di vista reologico più rigida ed elastica è denominata anche strato meccanico della litosfera. Nella litosfera la temperatura aumenta (gradiente geotermico) mediamente di circa 30 °C/km nella crosta superiore, 15 °C/km nella crosta inferiore, e meno di 8 °C/km nel mantello litosferico. Al di sotto, la temperatura aumenta nel mantello con valori inferiori a 1 °C/km. La zona di transizione litosfera/astenosfera viene comunemente chiamata strato termico della litosfera (thermal boundary layer) ed è approssimativamente coincidente con l’isoterma corrispondente all’inizio della fusione parziale delle peridotiti (1250 -1300 °C). In generale la litosfera risulta essere quella parte della Terra nella quale l’energia termica è complessivamente trasferita per conduzione, mentre nell’astenosfera il calore è trasferito anche per convezione. Nelle zone continentali stabili la litosfera ha spessori intorno a 100÷150 km, fino a circa 200÷250 km nei cratoni continentali; nelle zone oceaniche essa inizia la sua vita in corrispondenza delle dorsali medio oceaniche dove ha uno spessore di alcuni km. Allontanandosi dalla dorsale, il mantello si raffredda e l’isoterma di transizione si approfondisce in funzione approssimativamente della radice quadrata dell’età, fino a raggiungere un valore massimo intorno a 100÷120 km per un’età della litosfera oceanica intorno a 100 Ma. Informazioni dirette sulla composizione della litosfera sono fornite soprattutto dagli xenoliti mantellici portati in superficie da alcune eruzioni basaltiche. Si tratta generalmente di rocce ultramafiche che possono provenire da profondità fino a oltre 100 km. I dati esistenti indicano che la roccia dominante nella litosfera oceanica e in quella continentale post Archeana è una lherzolite a spinello (olivina-clinopirosseno-ortopirosseno e spinello), mentre nella litosfera sottostante nuclei continentali più antichi, Archeani dove è generalmente più spessa, dominano le lherzoliti a granato (olivina-clinopirosseno-ortopirosseno e granato). Esistono tuttavia anche altre rocce, naturalmente sempre compatibili con le caratteristiche geofisiche osservate, come eclogiti (granato e clinopirosseno), duniti (olivina), pirosseniti e harzburgiti (olivina-ortopirosseno). Nell’insieme il quadro geochimico della litosfera è più complesso di quello dell’astenosfera in quanto l’assenza di moti convettivi importanti favorisce la conservazione di domini geochimici e isotopici distinti.
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mercoledì 11 dicembre 2013
LA GUERRA DEL PELOPONNESO
Guerra combattuta dal 431 al 404 a.C. dalla lega peloponnesiaca, raccolta intorno a Sparta, e dalla lega delioattica, sotto la guida di Atene. Fu il conflitto più sanguinoso mai verificatosi fra popoli greci.
Causa principale del conflitto fu la volontà degli ateniesi, guidati da Pericle, di affermare la propria egemonia sui greci. Il casus belli fu l'intervento di Atene nelle vicende interne di Corcira (od. Corfù) e della città di Potidea e, soprattutto, il blocco ateniese del commercio di Megara, pesante danneggiamento contro una città della lega peloponnesiaca. Ciò fu ritenuto inaccettabile da Sparta che accusò Atene di aver violato la pace stipulata nel 446 e mosse guerra.
La guerra del P. si divide in tre fasi principali. Nella prima (431-421), dettadecennale o archidamica - da Archidamo (m. 427) re spartano che invase l'Attica -, i due contendenti ottennero notevoli successi: i peloponnesiaci particolarmente in Tracia, con il generale Brasida (m. 422), e gli ateniesi a Pilo, in Messenia. Nel 421 si giunse a una pace di compromesso (pace di Nicia), che impegnava Sparta e Atene a una tregua cinquantennale e nel complesso ristabiliva la situazione precedente alla guerra. Già nel 418, tuttavia, tale accordo fu violato e si aprì la seconda fase del conflitto (418-413). Dopo la sconfitta di ateniesi e argivi da parte degli spartani a Mantinea, la guerra finì per ristagnare in Grecia: Atene, infatti, si impegnò in una disastrosa spedizione in Sicilia (415-413) nel corso della quale, nel tentativo di assoggettare l'isola, perse pressoché tutta la sua flotta nel porto di Siracusa e migliaia di uomini durante la ritirata. Con l'occupazione da parte spartana della piazzaforte di Decelea, in Attica (413), ebbe inizio l'ultima fase della guerra, detta appunto deceleica (413-404): mentre il blocco peloponnesiaco stringeva Atene da terra, la guerra fu combattuta essenzialmente per mare, sulle coste dell'Asia Minore e sull'Ellesponto. Malgrado alcuni successi (Arginuse, 406), Atene vide crollare a Egospotami la sua flotta e con essa il suo predominio marittimo (405). Nella primavera del 404 la stessa città di Atene, stremata, fu costretta a capitolare. Nel frattempo un colpo di Stato oligarchico ad Atene, supportato dai vincitori spartani, instaurò un governo aristocratico, detto dei Trenta tiranni. Per effetto delle distruzioni, dei tesori spesi nella guerra e delle enormi perdite umane, la Grecia si trovò, dopo il conflitto, enormemente depauperata e indebolita; tale impoverimento è forse una delle cause della scarsa resistenza che i greci opposero sessant'anni più tardi, quando la Macedonia mosse alla conquista dell'Ellade.
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LA GUERRA DI SECCESSIONE
Il Nord industriale contro il Sud agricolo e schiavista
La guerra di Secessione ebbe origine dalla decisione presa nel 1860 dagli Stati del Sud dell'Unione americana di fondare una confederazione separata. Negli Stati del Sud era in vigore l'istituto della schiavitù dei Neri e dominavano interessi economici divergenti da quelli degli Stati del Nord. Per la durezza dello scontro politico e ideologico, la vastità delle risorse umane e materiali messe in campo, le devastazioni del territorio, il numero dei morti, feriti e invalidi, la guerra di Secessione va considerata il primo dei grandi conflitti dell'età contemporanea
Le origini del conflitto
A metà Ottocento negli Stati Uniti era andato nettamente delineandosi il dualismo tra un Nord industriale in espansione ‒ interessato a proteggere dalla concorrenza estera le merci nazionali, guidato da un ceto capitalistico moderno e dove vigeva il lavoro libero ‒ e un Sud agrario, dominato da un'aristocrazia di grandi proprietari terrieri che traevano i loro profitti dall'esportazione di materie prime (cotone, tabacco e altre) e utilizzavano nelle piantagioni circa 3 milioni di schiavi neri. I sudisti intendevano allargare le aree aperte al lavoro degli schiavi, ma incontrarono sempre maggiori opposizioni. Ogni tentativo di accordo tra le due parti dell'Unione e tra il Partito democratico legato ai sudisti e il Partito repubblicano legato ai nordisti era andato frustrato, anche per gli effetti dell'agitazione degli abolizionisti, i quali nel Nord conducevano una crociata contro lo schiavismo. La situazione precipitò in seguito all'elezione alla presidenza nel 1860 del repubblicano Abraham Lincoln.
La vittoria del Nord
Nel dicembre 1860 la Carolina del Sud diede inizio alla secessione, cui aderirono altri dieci Stati, i quali formarono una Confederazione eleggendo come presidente Jefferson Davis. La sproporzione delle forze era notevole: il Nord poteva contare su una potente industria e una popolazione di 22 milioni di abitanti, mentre il Sud aveva scarse risorse industriali con cui produrre le armi e una popolazione di soli 5,5 milioni.
La guerra ebbe inizio quando i sudisti nell'aprile 1861 attaccarono Fort Sumter. Nel corso del conflitto le armate sudiste, guidate dal generale Robert Lee, opposero una straordinaria resistenza, ottenendo dapprima importanti vittorie, ma alla fine dovettero cedere. Nel 1863 Lincoln proclamò la liberazione degli schiavi degli Stati secessionisti (ma la schiavitù venne totalmente abolita solo nel 1865). Sempre nel 1863 il generale nordista Ulysses Grant tagliò in due la Confederazione, che subì una sconfitta a Gettysburg; nel 1864 il generale William Sherman mise in rotta Lee, il quale si arrese il 9 aprile 1865 ad Appotomax. La guerra era costata oltre 600 mila morti.
La totale sconfitta degli Stati del Sud e la scomparsa della schiavitù posero le premesse di una rifondazione della nazione americana sulla base della supremazia industriale del Nord e del rafforzamento del governo federale.
L'assassinio di Lincoln e la difficile ricostruzione
Lincoln, che era stato rieletto presidente nel 1864, il 14 aprile 1865 venne assassinato da un fanatico sudista. Egli aveva mostrato verso il Sud sconfitto propositi di moderazione, che vennero seguiti dal suo successore Andrew Johnson. Questo indirizzo, che prevedeva una graduale integrazione politica dei Neri, venne rovesciato dalla maggioranza radicale del Congresso, la quale impose l'umiliazione dei Bianchi e diede un notevole potere ai Neri, non preparati a esercitarlo. L'esito fu da un lato il sorgere nel Sud di un'associazione segreta violentemente razzista come il Ku-Klux Klan, che iniziò a terrorizzare i Neri, dall'altro negli anni Settanta il sopravvento di un nuovo orientamento del governo federale. Venne lasciata mano libera permettendo che negli Stati del Sud si restaurasse una condizione non di schiavitù ma di permanente segregazione razziale e di emarginazione sociale, la quale avrebbe avuto fine soltanto un secolo dopo.
L'AGITAZIONE TERMICA IN CHIMICA E IN FISICA
CHIMICA
Operazione condotta in opportune apparecchiature per vari scopi:
a) omogeneizzare la temperatura e la composizione di miscele liquide a più componenti;
b) migliorare la trasmissione del calore (per effetto dell’aumento della velocità dei fluidi in corrispondenza alle superfici di scambio termico), come accade, per es., nei reattori chimici dove l’uso dell’agitatore consente di aumentare il flusso termico fra la miscela reagente e il mezzo riscaldante (reazioni endotermiche) o refrigerante (reazioni esotermiche);
c) consentire, nei sistemi eterogenei, la massima dispersione della fase discontinua in seno a quella continua: vengono così favoriti l’emulsionamento di due o più liquidi immiscibili, la dispersione dei solidi (pigmenti, polveri ecc.) in liquidi, la dissoluzione di solidi in liquidi (l’elevata turbolenza promossa dagli agitatori consente di rinnovare il salto motore fra le superfici solide e i liquidi a contatto) e, in genere, tutte le operazioni caratterizzate da scambio di materia in seno a sistemi eterogenei (estrazione con solvente, adsorbimento ecc.).
Gli agitatori sono apparecchiature meccaniche dotate di organi rotativi o alternativi che vengono impiegate per rimescolare sistemi eterogenei. Fra quelli lenti, nei quali la velocità di rotazione non è mai superiore, nemmeno in quelli di piccolo diametro, a 80 giri al minuto, vi è l’ agitatore ad ancora, così detto per la caratteristica forma dell’organo ruotante, installato talvolta a stretto contatto con le pareti del serbatoio contenente la miscela fluida da agitare, così da poter asportare eventuali depositi solidi. Per liquidi di non elevata viscosità è più frequente l’impiego di agitatori veloci (caratterizzati da velocità periferiche anche di parecchi m al secondo), il cui tipo più semplice è costituito da un albero che porta alcune pale radiali; se l’agitatore deve conferire al liquido un moto anche assiale, oltre che radiale, l’organo ruotante è costituito da pale elicoidali o da eliche o da coclee. A elevati regimi di rotazione si può formare un vortice che rende instabile il funzionamento dell’agitatore, e che può essere evitato disponendo appositi diaframmi (frangiflutti). In qualche caso l’agitazione si ottiene mediante una corrente di aria o di gas inerte che si fa gorgogliare nella parte inferiore del serbatoio o a mezzo di una pompa centrifuga esterna che aspira il liquido contenuto sul fondo del serbatoio e lo ricicla nella parte. Nei laboratori chimici sono largamente usati anche gli agitatori magnetici, in cui il liquido contenuto in un recipiente viene agitato da un’astina di ferro adagiata sul fondo e messa in rotazione da un sottostante magnete rotante.
FISICA
L’ agitazione termica è il continuo e incessante moto di cui sono animate le particelle che costituiscono la materia. In ogni corpo, tra molecola e molecola si esercita una forza attrattiva, o forza di coesione, che decresce molto rapidamente con la distanza. Nei solidi, i valori delle forze di coesione risultano, per la vicinanza delle molecole, tali da non consentire a ciascuna particella altro movimento che un’oscillazione intorno a una posizione media di equilibrio. Nei liquidi il legame è molto più debole e le particelle hanno maggiore libertà di movimento. Negli aeriformi le forze di coesione diventano in genere trascurabili: le molecole si rimescolano e si urtano incessantemente; per questo motivo, e specialmente in questo caso, si usa parlare di a. termica. Questa diminuisce al diminuire della temperatura e cessa completamente allo zero assoluto. La teoria cinetica della materia pone in relazione a. termica e calore.
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