sabato 21 settembre 2013

L'AZOTO LIQUIDO

L'azoto liquido, avendo il punto di ebollizione a -195,82 °C e un costo di produzione ragionevole, è molto utilizzato per il raffreddamento di apparecchiature scientifiche, la crioconservazione di campioni biologici e vari altri processi nei quali è necessario ottenere o conservare temperature estremamente basse.
I PERICOLI
La pericolosità dell'azoto liquido viene spesso sottovalutata. Si possono trovare in rete filmati che tentanto di dimostrare la sua innocuità per le persone, utilizzando poche gocce alla volta e contatti con la pelle per pochissimi secondi. Al contrario l'azoto liquido non deve mai essere sottovalutato per i seguenti fattori[1]:
  • infragilimento dei contenitori; l’errata stima della temperatura di progetto di questi rispetto alle condizioni di utilizzo dell’azoto risulta essere una della principali cause di incidente.
  • contatto accidentale del personale con superfici a temperature criogeniche, contatto che provoca sulla pelle lesioni del tutto simili alle ustioni (l'entità del danno aumenta con il diminuire della temperatura e con il prolungarsi della durata del contatto).
  • l’ultimo rischio, ma certamente quello più elevato in termini di frequenza di accadimenti incidentali, è quello legato al pericolo di asfissia conseguente alla dispersione di azoto in ambienti confinati. È noto che l’azoto non sia "intrinsecamente" tossico o nocivo nel senso tradizionale del termine, ma un aumento della sua concentrazione, non rilevabile poiché il gas è incolore ed inodore, può causare asfissia a causa della conseguente riduzione della percentuale di ossigeno in ambiente.                                                                       LE APPLICAZIONI CRIOGENICHE                                                                                                                          L'azoto è un gas molto comune in natura (compone il 78% dell'atmosfera terrestre) che ha un punto di ebollizione molto basso, a 77,35 K (-195,80 °C). Quindi se è ridotto allo stato liquido percompressione, può in seguito essere trasportato sotto pressione, e, quando è liberato, assorbe grandi quantità di calore per poter evaporare. In questo modo l'azoto liquido risulta un potente refrigerante. Per ottenere temperature inferiori a quelle dell'azoto liquido, ad esempio nei circuiti refrigeranti delle NMR (Risonanze Magnetiche) o negli acceleratori di particelle, in genere viene utilizzato l'elio liquido che raggiunge, in fase liquida, una temperatura molto vicina a quella dello zero assoluto (-273,15 °C).                                                                                          

LE TORRI MOBILI O D'ASSEDIO

La torre d'assedio o torre mobile è una macchina da guerra usata per raggiungere le mura difensive di una città o fortezza durante un assedio.
La torre d'assedio colpiva per la sua imponenza e la sua altezza, che per forza di cose doveva essere superiore a quella delle mura della città assediata. Di importanza fondamentale, per i costruttori delle torri mobili, era conoscere l'altezza delle fortificazioni avversarie nella maniera più accurata possibile.
Le torri d'assedio erano in legno, trainate da buoi e con alcune pareti rivestite con pelli per proteggersi dai dardi nemici. All'interno vi erano diversi piani collegati tra loro con delle scale. In cima vi era un "ponte levatoio" che permetteva l'accesso sulle mura.[1] Avevano base quadrata e per fare in modo che fossero sufficientemente stabili, non solo si restringevano in altezza, ma l'area della piattaforma superiore era pari ad 1/5 della base. Potevano raggiungere altezze considerevoli, come accadde durante le campagne di Alessandro Magno dove una di queste raggiunse la misura di ben 120 cubiti pari a 53 metri. In epoca romana sappiamo che a Masada nel 74 ne fu costruita una di 60 cubiti, pari a circa 26 metri munita anche di catapultebaliste ed un grande ariete.
La prima notizia del loro utilizzo risale al 409 a.C. e si riferisce all'assedio di Selinunte da parte dei Cartaginesi[3] . Il greco Diade, architetto delle imprese di Alessandro Magno attorno al 330 a.C., che ne realizzò di diverse misure fino ad un'altezza massima di 120 cubiti, pari a 53 metri. Il loro utilizzo era già diffuso in età classica, in particolare al tempo dell'Antica Roma. Basti ricordare alcuni importanti assedi come quelli di Numanzia del 133 a.C., di Avarico del 52 a.C. o Gerusalemme del 70. Questo utilizzo continuò per tutto il Medioevo e anche oltre, quando insieme con le macchine da lancio tradizionali, si erano ormai affermate le nuove artiglierie a polvere pirica.

I CASTELLI

Il castello è un complesso architettonico composto di uno o più edifici fortificati, tipico del Medioevo, costruito per ospitare una guarnigione di soldati, con il loro comandante (il castellano) e i suoi familiari. Esso sorge solitamente in un luogo strategico, spesso in posizione elevata, rialzata o arroccata e facilmente difendibile.
l nome odierno deriva da castellum, a sua volta da castrum, insediamento militare. Fu infatti un accampamento organizzato con diverse strutture di difesa. L'arrivo dei Barbari comportò uno studio da parte degli ingegneri romani di nuove fortificazioni, come leMura Aureliane. Tuttavia è con la caduta dell'Impero e il conseguente annullamento del potere centrale che si cominciò a sviluppare l'idea di un edificio fortificato adatto a difendere un territorio. Molti castelli in principio erano solo delle torri di guardia isolate, solitamente di legno, adatte a proteggere appezzamenti di terreno e a controllare passaggi obbligati.
 
Il castello ha funzione difensiva fino al tardo XVI secolo quando i castelli medievali vengono fortemente trasformati, a causa del forte utilizzo di armi da fuoco. Le torri alte e svettanti divengono più basse e larghe fino a divenire bastioni a forma di punta, per meglio deviare i colpi d'artiglieria. Viene anche abbandonata la fisionomia difensiva per compartimenti stagni in favore di una più ampia accessibilità delle varie parti, in modo da poter agevolmente raggiungere i punti sotto attacco e rifornirli di munizioni e uomini. Il passaggio dai castelli medievali del primo tipo (che avevano nella compartimentazione e nell'altezza i propri punti di forza) a quelli aggiornati per la difesa dai colpi delle armi da fuoco sempre più potenti, avviene per gradi, con strutture dette di transizione (rocche di transizione come quelle della Romagna e Marche).
Si ha, pian piano (oltre al progressivo infossamento e abbassamento, dove il fossato non serve per il riempimento con acqua, ma per nascondere le file di bombarde più in basso, pronte al tiro ficcante), il passaggio a torrioni tondi, maggior spessore delle mura, aggiunta di una punta ai torrioni tondi che assumono la forma in pianta ad asso di picche. Punta che serve ad evitare che gli attaccanti raggiungano il punto cieco nel quale non si poteva essere raggiunti dall'azione del tiro di fiancheggiamento, cioè dei colpi incrociati provenienti dagli altri torrioni vicini. Nelle rocche e castelli di transizione si ha anche la progressiva trasformazione della bombardiera e della corrispondente finestra di sfiato fumi, la cui fisionomia permette di datare le strutture e di riconoscere le varie fasi della evoluzione difensiva di determinate opere militari dell'epoca di transizione.
Con la nascita delle fortificazioni alla moderna e delle cittadelle, i castelli non più modificabili efficacemente per resistere alle pressanti innovazioni, vengono ristrutturati come residenze signorili per le famiglie nobili. Questa trasformazione è stata particolarmente forte in Francia, dove i numerosi castelli reali della Valle della Loira (v. Castelli della Loira) sono stati trasformati in splendidi palazzi. Ancora oggi oltralpe si usa distinguere questi château dalle fortezze che mantengono aspetto medievale, chiamate château-fort. Altri castelli diventeranno delle prigioni.
Anche se progettati diversamente, tutti i castelli presentano alcune caratteristiche canoniche. Nella figura è rappresentato il castello di Pierrefonds. 
 -Residenza fortificata, comprensiva del mastio, la vera e propria abitazione della famiglia feudale e della corte
-Torri difensive
-Mastio o dongione la torre più grossa, residenza dei feudatari ed estrema difesa in caso di invasione della corte
 -Torri difensive minori
-Accesso laterale
-Torrette del mastio collegate con scale a chiocciola alle torri esterne difensive
- Garitte a strapiombo, camere delle sentinelle e torrette di guardia
-Merlatura guelfa
TIPI DI CASTELLI
Ci sono due tipi di castelli: il primo tipo non ha un mastio, ha un grande cortile centrale e le stanze del signore e la cappella sono nel cortile o nelle mura. Il secondo è composto dal mastio al centro con una o più mura intorno
FOSSATO
Spesso i castelli erano circondati da fossati, che potevano essere colmi d'acqua (celebre è il Castello degli Este a Ferrara, alimentato dall'acqua del Po) oppure semplici fossi. Il fossato impediva al nemico di attaccare le torri dal basso cercando di farle crollare e permetteva di mantenerlo ad una distanza tale da essere colpito con frecce. Il fossato poteva essere superato tramite ponti fissi in muratura o ponti levatoi in legno, i quali venivano sollevati in caso di attacco impedendo alla fanteria di colpire direttamente gli ingressi e anche di raggiungerli
MERLATURE
I castelli medievali presentano la caratteristica architettonica della merlatura, che consiste in un'alternanza di settori pieni e vuoti nella parte terminale della muratura così a formare una sommità dentata. Lo scopo delle merlature era la protezione dei soldati sui camminamenti dagli attacchi di arcieri efrombolieri. Dai bordi dei merli si aprivano le caditoie, delle botole che consentivano di versare sui nemici acqua bollente o pietre.
I merli presentano due stili architettonici: si definiscono merlature ghibelline (o imperiali) quelle che presentano sommità a coda di rondine mentre guelfe(o papali) sono le merlature a corpi quadrati che tuttavia intendono i feudi governati da sacerdoti. Tuttavia questa definizione è impropria poiché anche seguelfi e ghibellini effettivamente utilizzarono queste divisioni, negli anni successivi le merlature furono costruite a discrezione dei progettisti. Due esempi di Castelli merlati e fortificati sono il celebre Castello Orsini di Soriano nel Cimino (VT) che domina maestosamente la cittadina cimina e il Castello di Arcidosso (Gr) che ancora oggi ha la torre Maestra merlata in stile Guelfe, prima ancora in stile Ghibellino, la Porta di Castello con ancora le merlature Guelfe, mentre per le altre due porte, la Porta Talassese e la Porta dell'Orologio non hanno più le merlature, lo stesso per le poche mura rimaste che vennero distrutte alla metà del 1700 circa.
TORRI
La torre quadrata fu il primo tipo ad essere costruito, permetteva alcune linee di tiro ed era spesso soggetta a scavi nelle fondamenta da parte dei nemici per farla crollare. Più tardi un secondo tipo più raro comparve sulla scena: la torre poligonale, che offriva più linee di tiro. Ultima e più recente, la torre rotonda sostituì le precedenti perché non poteva essere minacciata dagli scavatori e offriva illimitate linee di tiro. Le torri potevano essere scoperte o coperte da un tetto a capanna o conico.
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HABLA CON SAMU:IL RITORNO

Cari lettori e care lettrici,
mi scuso per la temporanea mancanza di post su questo blog.Avrei dovuto avvisarvi prima ma vi avviso ora:HABLA CON SAMU,durante il periodo estivo,non pubblicherà nessun post.Intanto vi invito a leggere i prossimi articoli.
Mi scuso ancora per non avervi avvertito all'inizio dell'estate.

L'EDITORE

giovedì 13 giugno 2013

I SARDI

Intorno al 1600 a.C. iniziò il lungo cammino del Popolo dei Nuraghi.
La Civiltà Nuragica nacque dall'incontro di genti mediterranee di culture diverse, sul suolo del piccolo continente sardo. Nacque in Sardegna e non in altro luogo e fu la Sardegna a dare una forma così inconfondibile alla fusione di quelle culture.
In quel periodo una serie di mutamenti provocò una profonda trasformazione nelle comunità sarde, che passarono da un modo di vivere relativamente pacifico ad uno stile di vita molto più bellicoso. Il rame, fino a quel momento poco usato in Sardegna, iniziò a circolare con maggior frequenza e gli scavi ci restituiscono una quantità di oggetti metallici di natura chiaramente guerriera, come pugnali e punte di freccia.
Il cambiamento fu profondo e investì molti aspetti della vita di quegli uomini: per questo gli archeologi hanno ipotizzato l'arrivo nell'isola di una nuova ondata di abitanti (probabilmente attratti dalle risorse minerarie dell'isola), i quali avrebbero portato nuovi modelli di vita e competenze tecniche. Anche il tipo fisico dei sardi subì diversi cambiamenti: numerosi resti ossei di quel periodo indicano la presenza di individui dalle caratteristiche somatiche di tipo più marcatamente indoeuropeo, mentre i resti ossei più antichi disegnano uomini di ceppo euroafricano.
Muta il tipo di abitazione: vengono costruiti i primi edifici fortificati, i protonuraghi. Due esempi significativi di protonuraghe sono la capanna circolare di Sa Korona di Villagreca nel Campidano di Cagliari e la capanna di forma allungata di Brunku Madugui, nella zona di Gesturi (CA).Il nuraghe
I primi veri nuraghi vengono costruiti intorno al 1500 a.C.
La parola nuraghe deriva da un'antica radice "
nur" che significa mucchio cavo.

I nuraghi sono torri tronco-coniche di pietra a base circolare costruite sovrapponendo grandi massi fra loro. L'interno della torre ha una struttura a tholos: la tholos, o falsa cupola, veniva edificata sovrapponendo file circolari di massi le une sulle altre, con i massi di una fila sporgenti leggermente verso l'interno rispetto a quelli della fila sottostante.
I nuraghi stanno in piedi, alcuni da 3500 anni, grazie a una ben calibrata distribuzione di pesi, senza che vi sia traccia di materiale cementante.
Tra i circa 7000 nuraghi esistenti in Sardegna, la maggior parte sono semplici, formati soltanto da una torre con un ingresso alla base, un unico grande vano interno, alcune nicchie scavate nell'intercapedine e una scala, anche lei scavata nell'intercape-
dine, che porta alla sommità della torre.
Ci sono anche molti nuraghi più complessi formati da più torri
raccordate a una torre centrale; hanno molte stanze, possono avere più di un piano e poi corridoi, scale e camminamenti coperti: sono le fortezze nuragiche, di arcaica bellezza e maestosa complessità come il nuraghe Losa presso Abbasanta (NU), il nuraghe Santu Antine di Torralba (SS) e il complesso Su Nuraxi di Barumini (CA) dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Praticamente tutti i nuraghi sono collocati o sulla sommità di una collina o ai margini di un altopiano, comunque in una posizione di dominio rispetto al territorio circostante. Questo elemento, insieme al carattere di fortezza, indica che il nuraghe era una costruzione fortificata a scopo di difesa.
La società 
I nuragici avevano un'unità etnico culturale molto forte, però erano organizzati in tribù e le tribù in clan. Erano pastori erranti, anche agricoltori, ma soprattutto pastori: le società pastorali sono storicamente guerriere, portate allo scontro e alla divisione più che all'unione perché il pastore ha sempre bisogno di pascoli liberi per i suoi armenti e per procurarseli entra in conflitto con i suoi vicini. Così non dovevano essere rari gli scontri fra le diverse tribù, o persino fra clan.
Un popolo di pastori dunque, organizzati in piccole comunità fortemente gerarchizzate, a capo delle quali stava un re-pastore, un capo tribù che deteneva i massimi poteri religiosi, politici e militari.

I villaggi
Il re-pastore viveva nel nuraghe, la sacra dimora fortezza e intorno al nuraghe sorgeva il villaggio. Le abitazioni dei sudditi non erano nuraghi bensì capanne a pianta circolare con alla base un muro in pietra a secco e una copertura a cono di legno e frasche o in pietra. Ancora oggi, anche se sempre di meno, i pastori costruiscono questo tipo di capanne; in sardo si chiamano pinnettas. 
L'esempio più eloquente di come doveva essere un villaggio nuragico è visibile a Barumini (CA) dove intorno alla maestosa reggia nuragica si sviluppa un complesso agglomerato di capanne, recinti e costruzioni di vario tipo. 
Queste comunità, clan e tribù, spesso in conflitto o comunque divise erano pur sempre unite dal medesimo sentire culturale, morale, religioso.
C'erano occasioni nelle quali la profonda unità spirituale
diventava anche unità politica: i santuari nuragici sono il segno di questa unità.
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LA FISSIONE NUCLEARE

In fisica nucleare la fissione nucleare è una reazione nucleare in cui il nucleo di un elemento pesante - ad esempio uranio-235 oplutonio 239 - decade in frammenti di minori dimensioni, ovvero in nuclei di atomi a numero atomico inferiore, con emissione di una grande quantità di energia e radioattività. La fissione può avvenire spontaneamente in natura (fissione spontanea) oppure essere indotta tramite bombardamento di neutroni.
È la reazione nucleare comunemente utilizzata nei reattori nucleari e nei tipi più semplici di bombe atomiche, quali le bombe all'uranio (come quella che colpì Hiroshima) o al plutonio[1] (come quella che colpì Nagasaki). Tutte le bombe a fissione nucleare vengono militarmente etichettate come Bombe A.
STORIA
La prima fissione nucleare artificiale (cioè provocata dall'uomo) avvenne nel 1932 ad opera Ernest Walton e John Cockcroft, che accelerando protoni contro un atomo di Litio-7 riuscirono a dividere il suo nucleo in due particelle alfa (cioè due nuclei di Elio); il fenomeno era noto come splitting the atom.[2] Il 22 ottobre 1934 la prima fissione nucleare artificiale di un atomo di Uranio fu realizzata da un gruppo di fisici italiani guidati da Enrico Fermi (i cosiddetti "ragazzi di via Panisperna") mentre bombardavano dell'uranio con neutroni. Il gruppo di fisici italiani però non si accorse di ciò che era avvenuto ma ritenne invece di aver prodotto dei nuovi elementi transuranici. Alla fine del dicembre 1938, esattamente nella notte tra il 17 e il 18, due chimici nucleari tedeschi,Otto Hahn e il suo giovane assistente Fritz Strassmann, furono i primi a dimostrare sperimentalmente che un nucleo di uranio 235, qualora assorba un neutrone, può dividersi in due o più frammenti dando luogo così alla fissione del nucleo (fu la chimica Ida Noddack ad ipotizzare per prima la fissione nel 1934, mentre i fondamenti teorici si devono a Otto Frisch e a sua zia Lise Meitner). A questo punto per i chimici e fisici iniziò a prendere forma l'idea che si potesse utilizzare questo processo, costruendo dei reattori che contenessero la reazione, per produrre energia o degli ordigni nucleari (la prima bomba atomica esplose il 16 luglio 1945 nel poligono di Alamogordo, in New Mexico).
DESCRIZIONE
Nella fissione nucleare, quando un nucleo di materiale fissile (che produce fissione con neutroni di qualsiasi energia cinetica) o fissionabile (solo con neutroni di elevata energia cinetica, detti veloci) assorbe un neutrone, si fissiona producendo due o più nuclei più piccoli e un numero variabile di nuovi neutroni. Gli isotopi prodotti da tale reazione sono radioattivi in quanto posseggono un eccesso di neutroni e subiscono una catena di decadimenti beta fino ad arrivare ad una configurazione stabile. Inoltre nella fissione vengono prodotti normalmente 2 o 3 neutroni veloci liberi. L'energia complessivamente liberata dalla fissione di 1 nucleo di 235U è di 211 MeV, una quantità elevatissima data dalla formula
E=M_{U^{235}+n}~c^2- M_P~c^2
dove la prima massa è la massa del nucleo di 235U e del neutrone incidente, la seconda massa è la somma delle masse dei nuclei e dei neutroni prodotti e c è la velocità della luce nel vuoto (299.792,458 km/s). Perciò in questo fenomeno parte della massa iniziale scompare e per la conservazione della massa/energia si trasforma in energia sotto forme diverse, la maggior parte (circa 167 MeV) in energia cinetica dei frammenti pesanti prodotti della reazione. Circa 11 MeV sono trasportati via dai neutrini emessi al momento della fissione, mentre l'energia effettivamente sfruttabile come energia termica è di circa 200 MeV per ogni fissione. Per raffronto in un comune processo di combustione, l'ossidazione di un atomo di carbonio fornisce un'energia di circa 4 eV, un'energia che è meno di cinquanta milionesimi di quella prodotta nella reazione nucleare di fissione.
I nuovi neutroni prodotti possono venire assorbiti dai nuclei degli atomi di uranio 235 vicini: se ciò avviene possono produrre una nuova fissione del nucleo. Se il numero di neutroni che danno luogo a nuove fissioni è maggiore di 1 si ha una reazione a catena in cui il numero di fissioni aumenta esponenzialmente; se tale numero è uguale a 1 si ha una reazione stabile ed in tal caso si parla di massa critica. La massa critica è dunque quella concentrazione e disposizione di atomi con nuclei fissili per cui la reazione a catena si autoalimenta in maniera stabile ed il numero complessivo di neutroni presente nel sistema non varia. Se si varia tale disposizione allora il numero di neutroni assorbiti può scendere, ed in tal caso la reazione si spegne, oppure aumentare, e si ha che la reazione cresce esponenzialmente ovvero non più controllata. Per cui scrivendo:
K=\frac { \mathrm{neutroni \ presenti \ in \ una \ generazione} } { \mathrm{neutroni\ della\ generazione\ precedente} }
se la disposizione è tale che si abbia K>1 allora il numero di neutroni aumenta, se K<1 diminuisce, mentre se K=1 il numero di neutroni resta stabile e si parla di massa critica. La quantità K viene definita in fisica del reattore come il fattore di moltiplicazione effettivo ed è fondamentale nel controllo del reattore stesso.
La fissione nucleare è il procedimento su cui si basano i reattori nucleari a fissione e le bombe atomiche (o, meglio, nucleari). Se per i reattori nucleari il valore di K non deve superare mai il valore di 1 se non di una quantità bassissima (come quando si aumenta la potenza del reattore e allora si può arrivare a K = 1,005) per le armi nucleari il valore di K deve essere il più alto possibile e in tal caso si può arrivare a K=1,2.
L'uranio si trova in natura come miscela di due isotopi: 238U e 235U in rapporto di 150 a 1, dunque l'uranio 235 è solo lo 0,7% del totale dell'uranio, e solo quest'ultimo è fissile. Il processo diarricchimento consiste nell'aumentare la percentuale in massa di uranio 235U a scapito del 238U in modo da riuscire ad avere un numero di nuclei fissili sufficiente per far funzionare il reattore, in tal caso l'arricchimento varia dal 3% al 5%, o per costruire una bomba atomica, in tal caso l'arricchimento arriva fino al 90%. In una reazione, la presenza di impurità e di atomi di 238U e, nei reattori, di apposite barre di controllo che hanno lo scopo di controllare la reazione a catena, fanno sì che solo parte dei neutroni emessi venga assorbita dai nuclei di materiale fissile.
RESIDUI DELLA REAZIONE
Gli atomi con un numero di massa maggiore hanno una percentuale di neutroni rispetto al peso atomico più elevata rispetto a quelli con minor numero di massa, per cui un processo di fissione produce dei frammenti di fissione con un numero elevato di neutroni; tali isotopi per diventare stabili devono dunque presentare un decadimento beta più volte. Il tempo di decadimento di tali elementi dipende dal tipo di nucleo prodotto e può variare da pochi millisecondi fino a decine di anni. Per questo tutte le reazioni di fissione producono isotopi radioattivi alcuni dei quali rimangono attivi molto a lungo. Inoltre le reazioni di fissione dell' 235U che avvengono nei reattori nucleari avvengono in presenza di un gran numero di nuclei di 238U, questi assorbono parte dei neutroni prodotti trasformandosi in 239U (reazione di fertilizzazione) il quale in tempi rapidi decade due volte beta diventando plutonio 239 il quale ha un tempo di decadimento molto più lungo (si dimezza in 24000 anni). Per cui le reazioni di fissione producono molte sostanze radioattive estremamente nocive, ma mentre le scorie che provengono dai prodotti da fissione decadono in poche decadi, il plutonio resta radioattivo per milioni di anni.
Il decadimento radioattivo produce energia attraverso l'emissione di raggi beta (decadimento beta), e per questo è importante raffreddare le barre di combustibile nucleare dopo lo spegnimento di un reattore o quando diventano non più utilizzabili per produrre energia.[3]
Per costruire dei reattori nucleari che non producano scorie nucleari dagli anni '50 del secolo scorso si stanno studiando dei reattori a fusione nucleare, ma per ora tali reattori hanno un funzionamento non continuo (si riesce a tenere 'accesa' la reazione di fusione nucleare per tempi dell'ordine di grandezza della decina di secondi); la ricerca in questo campo tuttavia va avanti, pur fra mille dubbi sulla loro possibile realizzabilità e ipotesi di avere il primo reattore funzionante fra circa cinquanta anni[quando?]. Il reattore nucleare a fusione più promettente è quello in corso di costruzione del progetto ITER nel sito francese di Cadarache.[4]
Un altro modo per affrontare il problema della produzione del plutonio potrebbe essere quello di costruire dei reattori autofertilizzanti a neutroni veloci in cui oltre alla fissione dell'uranio 235 si fissiona pure una parte del plutonio 240 formato dalla fertilizzazione dell'uranio 238. Un consorzio italo-franco-tedesco ha realizzato il primo e per ora unico esempio di reattore veloce autofertilizzante di tipo commerciale Superphénix, refrigerato a sodio liquido. Questo progetto è stato però abbandonato a causa dei costi economici e dei problemi tecnologici nell'uso del sodio.
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L'ANATOMIA UMANA

Il compito dell'anatomia è occuparsi della morfologia, cioè della forma e dell'organizzazione visibile, del corpo umano, dopo averlo scomposto, al fine di descrivere gli organi (anatomia normale), le loro reciproche posizioni (anatomia topografica), le variazioni che le malattie provocano negli organi e nei tessuti (anatomia patologica).

L'anatomia indaga anche le forme e le costituzioni degli esseri viventi diversi dalla specie umana, e si occupa di come l'evoluzione abbia risolto i problemi di adattamento all'ambiente in specie diverse: dalla descrizione anatomica di organi o apparati in organismi di specie differenti (anatomia comparata) è possibile partire per verificare le omologie o le analogie di strutture, ricordando che due strutture anatomiche sono omologhe quando hanno funzione diversa pur avendo origini comuni, mentre sono analoghe quando hanno somiglianza di funzione pur avendo origini del tutto diverse (per esempio, gli arti anteriori dei cetacei sono omologhi agli arti anteriori dell'uomo ma sono analoghi alle pinne dei pesci).
Questa sezione si occupa dell'anatomia normale, cioè di quella che si riscontra nella media degli esseri umani in condizioni non patologiche.

Apparati e sistemi

L'esposizione mira a fornire una visione dei diversi apparati e sistemi dell'organismo umano, in modo che il lettore possa localizzare i diversi organi e avere un'idea complessiva non solo delle strutture morfologiche e delle funzioni di ciascun organo, ma anche della sua collocazione in un apparato o sistema e delle interazioni con esso. Saranno perciò esaminati gli apparati: tegumentario, locomotore, circolatorio,respiratoriodigerentenefrourinario, il sistema endocrino, gli apparati della riproduzione, il sistema nervoso(centrale e periferico, e gli organi di senso).
Tanto il termine apparato quanto il termine sistema indicano complessi di organi che partecipano allo svolgimento di una determinata funzione; ciò che differenzia tali insiemi d'organi è il fatto di avere una derivazione dai foglietti embrionari in comune oppure no. È possibile che in realtà questa distinzione non abbia attualmente più motivo di esistere.
Ciò che invece ha ancora validità, almeno didattica, è la suddivisione in funzioni (e quindi in apparati o sistemi) attinenti alla vita di relazione (principalmente sistema nervoso e apparato locomotore; secondariamente apparato tegumentario e sistema endocrino), oppure alla vita vegetativa (apparati digerente, respiratorio, circolatorio, nefrourinario, della riproduzione, sistema endocrino; secondariamente l'apparato tegumentario). Come si vede, alcuni complessi di organi appartengono contemporaneamente all'una e all'altra categoria.
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